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Il Martin Mystère di Paolo Morales


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Lo stile di Morales

Le storie di Paolo Morales sono state come un rigenerante tuffo nel passato per il lettore di Martin Mystère. Non perché Morales abbia scritto un BVZM ricalcato sui suoi fondamenti stilistici delle origini. E' anzi vero il contrario: Morales ha scritto un Martin profondamente "altro".

Il sapore antico deriva dal fatto che Morales ha amministrato l'integrità del personaggio con cura e rispetto, presentandone una versione avvincente e appassionante, sempre ben adattata alle atmosfere mysteriose, anche se quel che ne è risultato non è il quasi "Indiana Jones" degli esordi, ma una sua versione moderna e disincantata, più realistica e concreta.

Come questo sia avvenuto, iniziamo a scoprirlo dalle parole dirette dell’autore, estratte da un suo intervento in uBC, che sono un po' il manifesto con cui Paolo Morales intendeva la sua opera in Martin Mystère:
    ...non m'importa granché dei misteri, anche se mi documento un bel po' per scrivere le storie di Martin [...] Non mi importa nulla di UFO o di civiltà sommerse: l'unica cosa della quale mi importa davvero, l'unica cosa che mi piace raccontare in una storia sono i personaggi e le relazioni e i conflitti che li legano [...]
Un approccio "rivoluzionario", perché ha spostato l'equilibrio narrativo dalla trama ai personaggi e alle loro vite. Morales, anziché limitarsi a imitare Alfredo Castelli, ha infatti scelto di utilizzare il background della serie per costruirci sopra qualcos'altro: far vedere il conosciuto da un'angolazione diversa in modo da farlo apparire nuovo, lavorando nei sottintesi e negli appena accennati di Castelli, riprendendo il discorso del creatore del personaggio laddove questi si era fermato. Di qui l’effetto da un lato "straniante" delle sue storie, dall’altro "rigenerante" come un tuffo nel passato.

Morales ha preso gli assunti della personalità di Martin, le sue caratteristiche date da Alfredo Castelli, e le ha analizzate sul piano del dettaglio quotidiano con sguardo ravvicinato sulla sua psicologia. Il "suo" Martin vive le emozioni e i sentimenti che gli altri autori preferiscono non raccontare: Morales le ha sottoposte a prova per verificarne la tenuta e i limiti.

Un uomo maturo
disegni di Fabio Grimaldi, Martin Mystère n.289, pag.156

(c) 1982-2016 Sergio Bonelli Editore

Un uomo maturo<br>disegni di Fabio Grimaldi, Martin Mystère n.289, pag.156<br><i>(c) 1982-2016 Sergio Bonelli Editore</i>

Nelle storie di Morales abbiamo visto Martin costretto a subire interrogatori mentre di fronte a lui una donna è sotto tortura (26), persino Diana (5). Lo abbiamo visto sentire il peso insostenibile della responsabilità di avere nelle proprie mani la salvezza dell’umanità (22), provare indignazione e impotenza di fronte alle logiche senza scrupoli che guidano la gestione del pianeta (10 e 26), ma anche dedicare un pensiero al padre scomparso mentre lotta per la propria sopravvivenza (15) o commuoversi per una festa di compleanno a sorpresa (11). I numeri riportati tra parentesi rinviano ai singoli episodi, i cui titoli per esteso sono riportati, per praticità, solo nella pagina conclusiva dell’articolo.

E’ stato fiancheggiato da compagni d’avventura molto diversi da lui, come assassini professionisti (5, 20 e 26), carismatiche ufficiali della polizia (17, 18 e 23) o giovani teppisti (9), e il semplice accostamento di queste esperienze di vita così differenti dalla sua lo ha messo a dura prova, ma ha anche permesso di metterne in risalto riflessioni e saggezza. Addirittura, abbiamo visto vecchi e nuovi nemici occupare il corpo del BVZM (4, 6 e 30), oppure un Martin privo di memoria che inizia a provare un sentimento per una donna diversa da Diana (17).

Il Martin di Morales è un uomo maturo che sa tenere testa alle menti di complotti dalla portata impensabile senza abbassare lo sguardo, anche con teatrali entrate in scena che tradiscono la sua consumata esperienza di divulgatore professionista (2, 3, 11 e 19). E’ anche un uomo alle soglie della terza età, che si rende conto che la "persona che attende da sempre" è un figlio (8) e che come tale è in grado di diventare una figura paterna per giovani dall’ "infanzia difficile" (9, 20, 25 e 26).

L’esame psicologico dei personaggi è stato riservato anche a Diana e Java, le due persone più importanti nella vita di Martin, e alle interazioni tra i tre.

Diana è la degna signora Mystère, una donna forte, vivissima e umanissima. Di fronte alla morte del marito, presunta (15) ma anche reale (22), passa dallo sconforto alla rabbia come farebbe una persona "vera", vuole "fuggire" da Washington Mews e dagli amici giunti per l’ultimo omaggio ma trova anche la forza di reagire. E se Martin ha un incidente d’auto, Diana non entra nella stanza d’ospedale con l’aplomb con cui una persona andrebbe dal proprio capo-ufficio, ma per prima cosa corre ad abbracciarlo (29). Il rapporto tra Martin e Diana è narrato in modo maturo, in piena armonia con le loro caratteristiche ma costringendo i due a confrontarsi con aspetti che di solito restano inespressi o sono volti in macchietta. Li abbiamo visti in situazioni di intimità (10, 15, 16, 27 e 28), di tensione e imbarazzo (4). Si sono interrogati sull’evoluzione dei loro sentimenti, sugli impulsi inconfessabili e sull’attrazione per persone dell’altro sesso (4). Hanno avuto normali discussioni sulla gelosia (28) e litigi per incomprensioni (16), egoismi e rovesciamenti di accuse (24), per la richiesta di libertà (7 e 20) o di sincerità (20 e 29).

Java ha vissuto un’importante, e purtroppo tragica, storia d’amore, facendo innamorare di sé una ragazza molto diversa da lui grazie alla sua semplicità e spontaneità, al suo essere istintivamente dolce e sensibile (1, 2, 10 e 16): una rappresentazione ben diversa da quella del playboy incallito vista con altri autori. Nelle storie di Morales, soprattutto quelle iniziali, anche la sua profonda amicizia con Martin è stata messa in risalto, ma con lui il neanderthaliano si è anche lamentato di essere spesso trattato come un maggiordomo (16). Java è anche un uomo che non ha dimenticato le proprie origini, e quando il pianeta è sull’orlo della distruzione fa ritorno alla sua città natale in Mongolia per ritrovare suo fratello per l’ultima volta (22).

I coniugi Mystère
disegni di Giancarlo Alessandrini, Martin Mystère n.290, pag.32

(c) 1982-2016 Sergio Bonelli Editore

I coniugi Mystère<br>disegni di Giancarlo Alessandrini, Martin Mystère n.290, pag.32<br><i>(c) 1982-2016 Sergio Bonelli Editore</i>

Anche per i comprimari ricorrenti Morales ha sottolineato il lato più umano: così, se l’ispettore Travis si domanda che amicizia sia quella tra lui e Martin, dato che si sentono solo per necessità (27), Chris Tower, il pezzo grosso a capo della segretissima base governativa di Altrove, tiene sul suo tavolo la foto di un’agente scomparsa in missione per la quale si sente in colpa (31), mentre Kut Humi, il maestro spirituale di Martin ad Agarthi e figura impermeabile alle emozioni, scende dal "piedistallo" per confessare i propri limiti (30).

Tra gli avversari storici della serie, Morales ha firmato, insieme a Castelli, l’ultima apparizione del diabolico Mr.Jinx davvero incisiva (6), mentre non ha avuto la possibilità di lavorare alla definizione del "nuovo" Sergej Orloff post Xanadu, gestito con risultati non del tutto soddisfacenti da Carlo Recagno. Lo ha però utilizzato in una sola, ma significativa, occasione, quando gli ha fatto recitare una toccante orazione funebre per l’ex-nemico Martin (22).

Altri nemici storici riutilizzati da Morales - e il loro ritorno è stato un abile colpo di scena negli episodi - sono stati il negromante Mabus (4), la misteriosa Li Voxian (18) e il più grande telepate di tutti i tempi, Mister Mind (31). In particolare, la chiusura del cerchio che Morales ha operato nella redenzione di quest’ultimo, rimasta "congelata" per un quarto di secolo di episodi, è stata sublime. E’ l’ultima storia di Morales, pubblicata postuma, e la conversazione tra Martin e l’ex-nemico sul significato della vita, "meravigliosa in quanto unica e finita", rappresenta il probabile testamento spirituale dell’autore.

Non si vorrebbe tuttavia dare un’impressione fuorviante con questo insistere su quanto Morales sia stato attento ai sentimenti dei personaggi. Le storie di Morales, per l’elevato contenuto emotivo, non sono delle soap-opera. La trama è tutt’altro che secondaria: l’attenzione al lato umano è semmai il "trucco", semplice quanto trascurato spesso dai professionisti del campo, con cui Morales ha reso palpitanti, credibili e appassionanti tutti i soggetti proposti (dalle "teorie del complotto" alle trame fantapolitiche, esoteriche o fantastiche), anche quelli che, fossero stati sceneggiati da altri autori, sarebbero diventati storie di serie B. Un trucco che si concretizza nei dialoghi incisivi, nel ruolo narrativo dei disegni (dal linguaggio del corpo alle espressioni dei personaggi), nel taglio cinematografico di sceneggiature e inquadrature, nel caratterizzare i personaggi con le loro azioni o tramite le interazioni con le altre persone.

Se ad esempio una storia prevede, come primo avvenimento, che un commando militare compia una strage in una base segreta per prendere il controllo di un potentissimo ESPer (10), sarebbe molto pratico liquidare la faccenda in un paio di tavole meramente funzionali. Si potrebbe addirittura evitare del tutto la sequenza ed evocarla in una vignetta di dialogo tra altri personaggi in un altro momento della storia. Vincere le iniziali "resistenze" del lettore quando si apre l’albo e rendere "viva" la base prima della strage è invece tutta un’altra faccenda. Morales lo ha fatto con maestria con il dialogo tra l’anziano direttore della base che rievoca le frasi dei grandi leader politici del passato e un giovane ispettore arrogante e senza memoria storica, visibilmente scocciato, che lo considera un "fossile" di un’altra epoca e che ha già deciso di tagliare i fondi alla base. Il loro confronto si sposta sulle applicazioni militari e sulle dimostrazioni pratiche delle ricerche telepatiche, anche tramite attrezzature che consentirebbero di replicarle ovunque sul pianeta. Poi si accenna, di nascosto dal giovane, all’esistenza di un ESPer così potente da poter tranquillamente fare a meno di qualsiasi attrezzatura, il che renderebbe del tutto inutili basi di quel tipo. E solo dopo arriva, inattesa, la strage del commando, con l’ESPer che infine compare in secondo piano, mai inquadrato in volto. E’ chiaro che premesse di questo tipo stimolano e incuriosiscono il lettore, immergendolo subito nel racconto.

La vita privata di Java
disegni di Paolo Morales e Davide De Cubellis, Martin Mystère Gigante n.10, pag.47

(c) 1982-2016 Sergio Bonelli Editore

La vita privata di Java<br>disegni di Paolo Morales e Davide De Cubellis, Martin Mystère Gigante n.10, pag.47<br><i>(c) 1982-2016 Sergio Bonelli Editore</i>

Non meno importante è come si chiude una storia. La tecnica narrativa può consentire di lanciare il più forte dei messaggi senza bisogno di tanti discorsi e parole. Come quando Martin dedica una puntata della sua trasmissione ad una vergognosa pagina di storia contemporanea (13), a lungo rimasta nascosta, introducendola così ai telespettatori...
    Racconterò la vergogna di due paesi che hanno seppellito tutto questo per ciò che, ipocritamente, viene definito "interesse strategico"... racconterò l’indegna impunità di mostruosi assassini che si sono macchiati di crimini orrendi ... racconterò tutto questo perché nessuno di noi possa dire domani: "io non sapevo"... perché questa storia orribile si imprima nella mente di ognuno di noi ... in modo tale che non possa venire dimenticata ... e perché avvenimenti del genere non si ripetano mai più ... mai più!
... mentre in parallelo, in una drammatico montaggio alternato, Morales affianca alle parole di Martin quello che sta accadendo a sua insaputa nel villaggio di malati che aveva contribuito a proteggere, letteralmente spazzato via da una bomba sganciata da un aereo che sembrava portare la cura di un grave morbo. Una cura, tuttavia, della quale per "interesse strategico" non si poteva ammettere ufficialmente l’esistenza. Un finale che è più di un pugno allo stomaco, e molto più di impatto delle parole con cui lo abbiamo ora descritto.

Le storie di Morales sono state spesso così. Storie tese, drammatiche e disperate, che hanno indotto il lettore - a volte lo hanno costretto - a riflettere. Da molti suoi racconti è emersa una rigorosa dimensione etica, e dalla loro lettura si può cogliere come sia possibile declinare l'avventura e il divertimento senza rinunciare a una cosciente attenzione verso il mondo che ci circonda e i troppi interrogativi che la sua gestione ci pone. Ed è stata proprio qui la bravura di Morales, nell’aver saputo bilanciare il politico con l'umano, il palesemente irreale del fumetto con l'amara verità, l'azione con la riflessione.

Di fronte all’indignazione e all’impotenza che spesso hanno animato Martin (e noi lettori con lui), è stato naturale porgersi un interrogativo: "Martin ce la farà a sconfiggere i cattivi, oppure lo status quo resterà inalterato?".

Morales, senza troppi falsi moralismi, ci ha risposto "ni": "no", perché i finali spesso sono stati lieti o consolatori solo in apparenza, e "sì", perché anche in mezzo a tanto marcio è possibile trovare ancora un "quadratino d’aria pura", per usare le parole usate dallo stesso BVZM (11): la constatazione che nessun potere, né quello sovrannaturale né quello materiale del denaro, può valere il "cerchio magico" degli affetti più cari.

All’avidità che regola il mondo e alla disumanizzazione dei rapporti interpersonali nella società moderna più benestante, l’antidoto trovato da Morales, alla fine, è quello più teneramente antiquato, l’amore: per una persona, per il prossimo, per la vita in generale.

Insinuare tale concetto senza essere banali o retorici non è "cosa" per tutti gli autori. Richiede le grandi capacità narrative di cui Morales era dotato, e che oggi ci fanno sentire, inesorabilmente, la mancanza per quest’autore che, non dubitiamo, pur nei limiti di una storia a fumetti, avrebbe saputo raccontarci anche i cambiamenti e le sfide epocali "esplose" negli ultimi anni nelle nostre società, che rendono spesso difficile pensare con ottimismo al futuro della nostra specie.

Ci resta però una delle principali lezioni di Paolo Morales, il tenersi informati e mantenere una presa di coscienza su quello che accade nel mondo. E, naturalmente, il senso di gratitudine per quanto le sue storie hanno stimolato e arricchito i lettori di Martin Mystère.


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